Km Totali: 18.914
Consumo kWh: 3.353,4
Spesa Totale: 1.303,86
È passato un anno da quando ho ritirato la mia Mercedes EQB 250+. Arrivavo da un Renault Espace 1.6 TDI, un’auto che ha fatto il suo dovere fino in fondo, sfruttata in ogni chilometro con la famiglia.
Il passaggio all’elettrico non è stato il risultato di lunghi ragionamenti o di calcoli ossessivi. È nato da una prova su strada: dopo aver guidato la EQB, la decisione è arrivata da sola.
Ho scelto la versione a 7 posti – una caratteristica a cui non ero disposto a rinunciare dopo l’Espace – e la 250+, privilegiando l’autonomia rispetto alle versioni più potenti, la 300 e la 350.
Complice una promozione Mercedes di fine 2024, il prezzo finale è risultato praticamente identico a quello che mi era stato proposto per il nuovo Espace VI ibrido. Solo dopo l’acquisto, durante l’attesa della consegna, ho iniziato a “studiare” davvero il mondo dell’elettrico: ore passate tra video YouTube, testimonianze di utilizzatori, blog. Ho scoperto informazioni preziose, ma anche una quantità sorprendente di scetticismo e disinformazione.
Dopo quasi 19.000 km percorsi il primo anno posso dire di essermi fatto un’idea piuttosto chiara. Per me, questa scelta è stata perfetta e allo stesso tempo mi sono reso conto che viaggiare in elettrico non è la scelta ottimale per tutti, così come non lo è il diesel, la benzina, il GPL , il gas naturale.
Limitare la valutazione dell’auto elettrica a un semplice confronto economico, a mio avviso, è un errore. I benefici che ho sperimentato sono molti.
Ci sono quelli tangibili: la maggiore facilità nel trovare parcheggio, l’esenzione dal bollo, la comodità di salire ogni mattina su un’auto “piena”. E poi ci sono quelli più soggettivi, come il piacere di guida e la sensazione di "reimpare a guidare".
L’elettrico è per chi non ha paura di uscire dalla propria comfort zone, per chi ama pianificare e avere il controllo della situazione. Muoversi in elettrico cambia davvero il modo di vivere l’auto, ed è comprensibile quanto sia difficile capirlo senza le giuste informazioni o senza un’esperienza diretta.
In questo primo anno non ho mai avuto problemi di ricarica. Detto questo, credo che avere la possibilità di ricaricare a casa faccia tutta la differenza del mondo. Non tanto – o non solo – per una questione economica, quanto per la comodità: non dover pensare a spostare l’auto dalle colonnine pubbliche una volta rientrati a casa o arrivati in ufficio.
Nei primi tre mesi, in attesa dell’installazione della wallbox domestica e complice qualche viaggio in Italia e all’estero, ho ricaricato il 46% delle volte su colonnine pubbliche, sfruttando l’abbonamento Mercedes Me “Large” incluso con l’auto. A casa avevo inizialmente attivato un contratto Octopus a costo fisso di 0,14 €/kWh, che tra accise e oneri portava il prezzo finale intorno ai 0,28 €/kWh. Successivamente sono passato al piano “Go”, pensato per chi guida elettrico, con una tariffa notturna di 0,07 €/kWh e un costo complessivo di circa 0,21 €/kWh.
Guardando ai dati, per me il bilancio è più che positivo. Nonostante le dimensioni dell’auto, il consumo medio si è stabilizzato sui 17,7 kWh/100 km. Con un costo medio dell’energia che in questo primo anno è stato di 0,39 €/kWh, questo si è tradotto in un risparmio di oltre 700 euro rispetto alla mia precedente Espace diesel.
A questi devo sommare il risparmio sull'assicurazione (meno kW, meno costi), l'assenza del bollo, costi di manutenzione sostanzialmente azzerati, i parcheggi gratuiti.
È tanto? È poco? Ognuno deve fare le proprie valutazioni: per me è semplicemente la ciliegina sulla torta, che include come ingrediente anche il contribuire a ridurre le emissioni in città.
Non mi considero un ultras dell’elettrico. Proprio per questo mi infastidisce leggere – o peggio vedere in televisione – servizi che raccontano vere e proprie baggianate, alimentando disinformazione e sfiducia, cosa che mi ha spinto a condividere in queste pagine la mia esperienza in prima persona.
Quella che vivo io è una realtà molto diversa, con cui mi trovo estremamente bene. La mia esperienza non è sicuramente la stessa per tutti, ma una comunicazione sana deve raccontare pro e contro, che esistono, senza isterismi né fanatismi.