Km Totali: 3.553
Consumo kWh: 641
Spesa Totale: 357,40€
Quando abbiamo deciso di tornare a viaggiare verso Nord non avevamo la minima idea di quanto sarebbe stata calda l’estate 2026.
Per me il Nord Europa è innanzitutto un ricordo d’infanzia. Il primo viaggio risale a quando ero bambino: in macchina con i miei genitori arrivai fino a Stoccolma per andare a trovare mio zio. Negli anni successivi ci sono tornato diverse volte, questa volta in moto, girando Germania e Scandinavia in lungo e in largo.
Per l’estate 2026, invece, io e mia moglie abbiamo deciso di portare i bambini in un luogo che ha segnato la mia infanzia: Legoland. 3.500 chilometri in programma, da percorrere in 12 giorni attraverso la Germania, fino a Billund, in Danimarca, dove sono nati i Lego.
Come da mia abitudine, il viaggio comincia a tavolino: mappe, itinerari, borghi, luoghi da visitare e posti da vivere. Ricordo quando tutto questo era un lavoro rigorosamente “analogico”, fatto con mappe cartacee grandi come un tavolo, guide e almanacchi. Oggi è tutto molto più semplice: ho preparato il viaggio studiando i reel dei blogger, i suggerimenti dell’AI, gli hotel proposti da Booking.com e… le app “strategiche” per scovare le colonnine più comode.
Ma partiamo dall’inizio.
La scelta, alla fine, cade sulla macchina di mia moglie.
La Smart #1 ha una batteria da 66 kWh contro i 74 della Mercedes EQB, una ricarica fino a 150 kW in DC e 22 kW in AC contro i 100 e gli 11 della Mercedes. La capacità di carico è più ridotta, vero, ma sufficiente per ospitare comodamente due adulti e due bambini.
L’esperienza da motociclista mi ha insegnato a portare solo l’indispensabile e mia moglie è abilissima nell’ottimizzare gli spazi: uno zaino delle dimensioni “Ryanair” a testa per i vestiti, una borsa per giacche e ombrelli (mai usati), una per le scarpe di scorta e una con medicine e trousse da viaggio. Sposto in avanti i sedili posteriori scorrevoli della Smart, sgancio la cappelliera per recuperare qualche centimetro in altezza… Ci sta tutto perfettamente nel baule!
Partiamo da Lecco belli carichi, in tutti i sensi: bagagliaio, batteria e voglia di esplorare!
La prima destinazione è Friburgo in Brisgovia. Per arrivarci ci aspettano 390 chilometri. Partiamo la mattina presto, con l’idea di arrivare comodamente per l’ora di pranzo. Attraversiamo la Svizzera passando dal Gottardo, sotto un sole cocente e con temperature che a metà mattina superano ampiamente i 30 gradi. La prima ricarica la facciamo in Germania, praticamente a destinazione. Passata la frontiera di Berna, snobbo la prima colonnina subito dopo il confine perché è “solo” da 100 kW, convinto di trovarne di migliori alla prima area di sosta.
Non è così!
Devo tirare avanti fino a una ventina di chilometri da Friburgo prima di imbattermi finalmente in una stazione di servizio, dove arrivo con il 10% di batteria dopo 376,8 km di autostrada (va detto ceh i limiti Svizzeri contribuiscono molto a tenere bassi i consumi).
Questo mi ricorda subito una cosa: in Germania le stazioni di servizio non sono frequenti quanto in Italia e bisogna sempre anticipare la riserva. Vale per l’elettrico, ma anche per la benzina!
La stazione ha una sola colonnina, peraltro da 100 kW, ed è pure occupata da un’auto olandese e una svedese. Fortunatamente una delle due ha quasi terminato la ricarica e, dopo appena cinque minuti, ci lascia il posto. Ricarichiamo quanto basta per arrivare in città, dove troviamo parcheggio in centro e lasciamo l’auto a caricare mentre andiamo alla scoperta di Friburgo.
Qui ci accorgiamo che la siccità ha colpito anche la Germania: i caratteristici corsi d’acqua che normalmente scorrono lungo le bellissime vie del centro sono completamente prosciugati. Un vero peccato. Nonostante questo, la città è piacevole e le strade sono piene di vita.
Dopo aver trascorso il pomeriggio a zonzo, raggiungiamo nel tardo pomeriggio l’hotel, nella periferia nord di Friburgo. Ho scelto questa posizione soprattutto per essere comodo rispetto a Rust, che ci aspetta il giorno seguente. Tempo di fare una doccia e raggiungiamo a piedi un caratteristico Biergarten per la cena.
Piccola nota per chi viaggia in Germania: se vuoi mangiare, ricordati di presentarti alle 18 o alle 18.30, altrimenti rischi seriamente di trovare le cucine chiuse!
Avevamo aspettato fino all’ultimo per avere conferma del meteo e, giusto prima di partire, ho comprato online i biglietti d’ingresso.
Europa-Park è un parco divertimenti immenso, il secondo in Europa per dimensioni dopo Disneyland Paris, e si trova a Rust, circa 30 chilometri a nord di Friburgo. Ci sono attrazioni per tutti i gusti, ma la particolarità del parco è che ricostruisce le principali ambientazioni dei Paesi europei: camminando si passa dalla vulcanica Islanda ai porti norvegesi, dalle atmosfere di Parigi a quelle del tipico paesino tedesco. Una vera esperienza che i bambini, e anche noi genitori, ci godiamo al massimo.
Nota per chi viaggia in elettrico: noi non ne abbiamo avuto bisogno, ma sappiate che ci sono tantissime colonnine di ricarica, con intere sezioni del parcheggio dedicate alle auto elettriche.
Il mio suggerimento è di arrivare presto al mattino. Prima che il parco si riempia si riescono a fare moltissime attrazioni. Nel corso della giornata vediamo code di 20-25 minuti, con un massimo di circa 40 minuti per quelle più gettonate. Grazie all’app è inoltre possibile monitorare la situazione in tempo reale e ottimizzare code e spostamenti fra le diverse zone del parco.
Dopo aver cenato in uno dei tantissimi ristoranti, caratterizzato da un ingegnoso sistema di scivoli che consegna il cibo direttamente ai tavoli, torniamo a dormire a Friburgo. L’hotel che ho scelto ha camere molto ampie e accoglienti, un prezzo accessibile e una colazione internazionale davvero valida.
Altra nota: la colazione in Germania è decisamente più salata che dolce. Facendo il pieno al mattino si riesce tranquillamente a limitare il pranzo a uno spuntino!
Oggi abbiamo percorso circa 70 chilometri fra andata e ritorno e oltre 12.000 passi... e siamo solo al secondo giorno.
La tappa prevede 365 chilometri, che dividiamo in tre spostamenti.
Il primo ci porta a sconfinare in Francia. Uno dei miei ultimi viaggi in moto “da scapolo” mi aveva portato a visitare la fortezza di Schoenenbourg, un incredibile bunker della Linea Maginot. È qui che ci fermiamo per una visita sotterranea che dura più di due ore.
Mi raccomando: giacche pesanti! Sottoterra la temperatura è fissa a 12 °C.
La visita è anche una bella scarpinata: percorrere tutto il complesso significa camminare per circa otto chilometri. Quando finalmente usciamo, il sole è ancora bello caldo ed è quasi ora di pranzo. Uniamo quindi l’utile al dilettevole e ne approfittiamo per ricaricare la macchina mentre mangiamo.
La seconda parte della tappa ci porta a Rüdesheim e ci arriviamo… in traghetto!
Qui, infatti, è il modo più comodo per attraversare il Reno senza dover fare una lunga deviazione alla ricerca di un ponte. Il paese è piccolo e il cuore del centro è una stradina in salita piena di locali dove mangiare e bere il vino locale. Facciamo una sosta breve — anche questa volta approfittando della pausa per ricaricare — e ripartiamo alla volta della destinazione finale: Francoforte.
Qui abbiamo un hotel centrale, a un paio di isolati dalla stazione, zona che non raccomanderei particolarmente di visitare. Dopo esserci sistemati usciamo verso il centro, costeggiando il fiume. È la sera dell’eclissi di Sole e le rive sono strapiene di persone con gli occhialini, tutte con il naso all’insù. Mangiamo nella piazza principale. Non abbiamo tempo, né particolare voglia, di girare a lungo e rientriamo ormai con il buio.
Di Francoforte, quindi, abbiamo visto pochissimo. Possiamo dire però che ha uno skyline molto bello — una specie di Manhattan in miniatura — un bel lungofiume pieno di vita e un centro piacevole, completo anche di immancabile gelateria italiana.
La città, però, sembra soffrire dei problemi tipici delle grandi città: clochard, persone ubriache o evidentemente alterate che trasmettono una sensazione di poca sicurezza.
Nuovo giorno, nuova tappa. Oggi percorriamo 350 chilometri, puntando sempre più a Nord. Anche questa volta dividiamo il viaggio in due.
La prima parte della giornata ci porta a Marburg, un graziosissimo paese dominato da uno splendido castello. Arriviamo in tarda mattinata e ci fermiamo fino all’ora di pranzo, che consumiamo in una panetteria locale. Mentre noi ci inerpichiamo per le vie acciottolate verso il castello, la macchina resta a caricare.
A proposito: mi rendo conto che non ho ancora pagato un parcheggio da quando sono arrivato in Germania!
Ripartiamo alla volta di Hannover, dove arriviamo a metà pomeriggio. Lasciamo la macchina nel parcheggio adiacente all’hotel, che offre anche la possibilità di ricaricare. Anche qui l’hotel è a ridosso del centro e usciamo a piedi per visitare la città. Gli edifici sono tutti relativamente nuovi: qui la guerra ha lasciato il passo alla ricostruzione. Attraversiamo tutto il centro pedonale per arrivare al “Nuovo Municipio”, con l’annesso parco. Rispetto a Francoforte, Hannover ci sembra una città più tranquilla. Ceniamo in un fast food del centro, uno dei pochi posti ancora aperti fino alle 21.
Torno a raccomandare: in Germania bisogna cercare dove mangiare a un orario che per noi italiani è ancora quello della merenda!
Rientriamo quando è ormai buio. Anche oggi manteniamo la nostra media di circa 15.000 passi, quasi 11 chilometri a piedi.
Oggi ci aspetta un tappone autostradale per raggiungere la meta: 470 chilometri!
Per spezzare il viaggio decidiamo di fermarci a Kiel. La città si affaccia sul Mar Baltico, all’interno di un lungo fiordo che offre una bellissima passeggiata. Il sole è caldo e i ragazzi della città ne approfittano per tuffarsi in mare e prendere il sole. A pranzo mangiamo in un ristorante sul molo e ci rilassiamo guardando le barche a vela che passano. Bellissimo.
La macchina ha finito di caricare prima ancora che ci venisse voglia di ripartire, ma la strada da fare è ancora lunga. E ci aspetta la Danimarca! Arriviamo a destinazione a metà pomeriggio.
Billund!
Qui abbiamo affittato un B&B in paese, proprio sulla strada di una fantastica stazione Ionity.
Prima di mettere l’auto in carica, però, andiamo in centro per fare un giro alla Lego House, dove ci perdiamo in uno dei negozi Lego più grandi che abbiamo mai visto. Restiamo lì fino a quando praticamente ci cacciano fuori perché è ora di chiudere. Fuori è tardi e, dopo il lauto pranzo a Kiel, optiamo per qualcosa di veloce in un food truck proprio davanti alla Lego House.
È ora di tornare a casa.
Domani ci aspetta Legoland!
Bello il B&B, ma noi non abbiamo niente da mangiare! Appena svegli facciamo i bagagli e andiamo in centro, dove avevamo adocchiato una bella panetteria con tavoli per la colazione. Per la sera, infatti, abbiamo prenotato una stanza direttamente a Legoland, con l’obiettivo di restare nel parco il più possibile. Dopo colazione ci spostiamo per il check-in. Sono le 9.30 e possiamo già entrare, prima ancora dell’apertura ufficiale.
Legoland è tutta per noi!
Tornare a Legoland a distanza di circa 45 anni è un vero tuffo al cuore. Il parco è sicuramente cresciuto, sia nelle dimensioni sia nella qualità dei giochi, ma alcuni ricordi riaffiorano immediatamente. Il safari con gli animali Lego a grandezza naturale. La barchetta che passa fra le meraviglie del mondo. Il Monte Rushmore con le facce dei presidenti americani. La ricerca delle pepite d’oro. La gara con le barchette Lego. Man mano che li rivedo, i ricordi tornano alla memoria. Ma il punto forte del parco è Miniland, l’area in cui sono ricostruite intere città con treni, navi, auto e camion in movimento. Qui troviamo, in scala, interi quartieri di Copenaghen che andremo a vedere dal vivo qualche giorno più tardi.
La giornata vola e presto ci ritroviamo a sera senza essere riusciti a fare tutto quello che ci eravamo proposti. Rientriamo in hotel alla ricerca della nostra stanza, che scopriamo essere decisamente più decentrata rispetto a quanto ci aspettassimo. La camera è a tema pirati, ovviamente tutto rigorosamente Lego, così come il ristorante. Passiamo la serata al buffet.
Questa vacanza mi sta mettendo a dura prova dal punto di vista alimentare!
La Danimarca non è certo una nazione estesa.
Da Billund a Copenaghen sono solo 268 chilometri, che però percorriamo prevalentemente su strade normali e a scorrimento veloce. A un certo punto attraversiamo anche un bellissimo ponte che unisce la terraferma all’isola su cui si trova la capitale.
Arriviamo a Copenaghen che non è ancora ora di pranzo. L’hotel è in zona centrale, a cinque minuti a piedi dal Tivoli, lungo un canale. Ci assegnano una stanza al tredicesimo piano, con una vista stupenda sulla città e sul parco. Tempo di sistemarci e siamo già in strada per esplorare Copenaghen. Dal centro ci dirigiamo verso Nyhavn. Nonostante sia stato diverse volte a Copenaghen, faccio fatica a orientarmi. Ma con una cara, vecchia cartina riusciamo nell’intento.
Scopriamo di essere arrivati proprio nel giorno di una frequentatissima gara di Ironman e tutta la zona di Nyhavn è bloccata dalla sessione di corsa.Fra partecipanti e tifosi c’è una calca incredibile! Ne usciamo un po’ frastornati, ma sappiamo già che il giorno dopo avremo l’occasione di tornare con più calma. Rientriamo in hotel in serata, dopo aver mangiucchiato qualcosa in un fast food e aver percorso i nostri consueti 15-20 mila passi giornalieri. Siamo cotti. Il viaggio, i chilometri cumulati e soprattutto quelli percorsi a piedi — molti più di quelli fatti in auto — iniziano a farsi sentire.
E noi stiamo lentamente prendendo le abitudini nordiche: a letto presto la sera e sveglia presto la mattina. Il giorno seguente abbiamo preparato l’itinerario grazie all’AI e iniziamo a seguire la nostra guida virtuale in un giro rigorosamente a piedi che tocca tutte le principali attrazioni della città. Il meteo parte uggioso, ma presto si mette al bello. Dal centro ci spostiamo verso Nyhavn, poi al Palazzo Reale, quindi alla base militare della citta della e da lì alla famosa Sirenetta.
Rientriamo lungo i canali. Tornati a Nyhavn mangiamo in un locale tipico e decidiamo di imbarcarci per un giro turistico nei canali della città. Due piccioni con una fava: cambiamo punto di vista e, soprattutto, ci riposiamo un po’.
A metà pomeriggio riprendiamo l’esplorazione verso Christiania e da lì torniamo indietro verso l’hotel per rinfrescarci, prima di tornare in centro e concludere la giornata al Tivoli. Ne approfitto anche per mettere sotto carica la macchina, così da essere pronto per l’indomani. Nel parcheggio interrato in cui l’ho lasciata ci sono delle colonnine e, naturalmente, provvedo a usufruirne.
Il Tivoli è un parco divertimenti nel cuore della città. Piccolo, ma molto ben curato e incredibilmente “denso” di attrazioni. Ecco un altro ricordo del passato che riemerge. In tutti i miei passaggi a Copenaghen successivi al primo viaggio da bambino non ero mai più rientrato al Tivoli e, onestamente, non ricordavo quanto fosse bello. Spendiamo le ultime ore e le ultime energie a osservare le attrazioni più disparate e rientriamo nel vicino hotel quando è ormai buio.
L’indomani ci aspetta un bel po’ di strada e la sveglia è prevista alle 6.30.
Il rientro l’ho pianificato con meno tappe, che inevitabilmente diventano più lunghe.
Oggi dobbiamo percorrere 574 chilometri, rallentati dalla necessità di prendere il traghetto fra Rødby e Puttgarden. Ho prenotato il traghetto direttamente dal cellulare, dall’hotel di Copenaghen, il giorno prima, scegliendo strategicamente la fascia oraria meno costosa. Per essere sicuri di arrivare in tempo, però, non possiamo fare tardi: la partenza da Copenaghen è tassativa entro le 8.
Ormai siamo rodati e disfacciamo e rifacciamo le valigie in quattro e quattr’otto. I bambini, bravissimi, si preparano da soli senza fare storie e alle 7 siamo già pronti per la consueta, lauta colazione.
Arriviamo a Rødby in anticipo, al punto che cerco una ricarica fast in zona per riportare la batteria al 100%, ma non ne trovo. Poco male. Al porto non si fanno problemi a farci salire sul traghetto precedente al nostro e così riusciamo ad attraversare con 45 minuti di anticipo sulla tabella di marcia. La traversata passa velocissima: d’altronde dura appena 45 minuti e, fra le operazioni di imbarco e sbarco, il tempo per fare un giro sulla nave è davvero poco. A bordo ci sono tante auto elettriche. D’altra parte, in Danimarca le elettriche spopolano e dispongono di un’infrastruttura di ricarica molto capillare. Sbarchiamo in Germania che è ormai tarda mattinata.
La ricarica fatta a Copenaghen è sufficiente per procedere e decidiamo di non fermarci subito, ma di tirare fino alla prima città: Lubecca. L’idea è cercare un posto dove mangiare e, nel frattempo, ricaricare. Troviamo una serie di colonnine in un parcheggio a ridosso del canale che funge da “fossato” del centro storico della città. Come sempre, i posti per ricaricare non mancano. Quelli per le auto, invece, sono tutti pieni.
Il centro di Lubecca è molto grazioso. Scopriamo che la città, una delle principali della Lega Anseatica, è stata risparmiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Il centro è completamente pedonale. Qui troviamo una pizzeria italiana e, ormai colti da vera e propria astinenza, decidiamo che quello sarà il nostro pranzo. Ed è davvero delizioso. Completiamo il giro veloce costeggiando la cattedrale, con i suoi campanili appuntiti, e arriviamo fino alla porta della città, davvero imponente.
Riprendiamo il viaggio nel primo pomeriggio. La macchina è carica e ci aspettano ancora parecchi chilometri da macinare. Arriviamo a Berlino nel tardo pomeriggio. C’è ancora tempo per una prima uscita e scopriamo infatti di essere a soli 100 metri dal Checkpoint Charlie e da una delle strade più importanti dell’ex Berlino Est. Siamo in Zimmerstraße, proprio dove correva una porzione del Muro. A terra se ne vede ancora la traccia, segnata da una fila di mattoni che passa proprio lungo i parcheggi. E così ci troviamo con le ruote anteriori parcheggiate nella Berlino Ovest e quelle posteriori nella Berlino Est, dove si trova anche il nostro hotel.
In tanti anni di viaggi non ero mai stato a Berlino. E mai mi sarei immaginato una città così votata a non dimenticare gli orrori del nazismo e della Guerra fredda. La giornata, purtroppo, parte all’insegna della pioggia.
Facciamo giusto in tempo a visitare il museo della Topografia del Terrore, proprio nell’area in cui era ubicato il quartier generale del nazismo e delle SS. Ci trascorriamo quasi due ore, seguendo la guida in italiano disponibile attraverso le cuffie fornite all’ingresso. Ed è gratuito.
Quando usciamo, infatti, piove. E anche parecchio. Ma noi abbiamo un’arma segreta: prima di partire abbiamo prenotato il bus turistico, quello che permette di salire e scendere nei pressi delle principali attrazioni. Visto il tempo, facciamo un giro completo, partendo dalla fermata del Checkpoint Charlie e tornando al punto di partenza, per poi continuare fino ad Alexanderplatz, la piazza principale dell’ex Berlino Est.
Quando scendiamo è ora di pranzo. Il grosso della pioggia sembra essere passato e infatti il meteo comincia lentamente a migliorare, fino a rimettersi completamente. Mangiamo in un fast food e iniziamo l’esplorazione a piedi.
Passiamo sotto l’antenna della televisione. Salirci costa un capitale e, visto il cielo ancora grigio, decidiamo di evitare. Riprendiamo quindi il bus e ci spostiamo verso la Porta di Brandeburgo. Da lì, ancora a piedi. Alla fine della giornata saranno i consueti 12 chilometri!
Devo dire che Berlino ci ha stupito. Meriterà un doveroso… approfondimento! I bambini sono rimasti molto colpiti dalla storia del nazismo e del Muro e, come sempre, si sono lasciati catturare dai luoghi visitati, comportandosi come dei veri viaggiatori. Oggi, inutile dirlo, non abbiamo toccato la macchina.
Riprendiamo il nostro viaggio di rientro. Abbiamo ancora una tappa in programma: Bamberga, scelta quasi a caso cercando una cittadina che avesse qualcosa da vedere, per evitare di tornare per l’ennesima volta nella bellissima Rothenburg ob der Tauber.
La tappa prevede 407 chilometri, che percorriamo in mattinata. Per l’ora di pranzo siamo già arrivati! Lasciamo la macchina in ricarica poco fuori dal centro, che è, come sempre, completamente pedonale. Scopriamo una città molto viva e, soprattutto, di essere capitati proprio durante una festa della birra molto sentita. Stand gastronomici, panche e tavolini sono praticamente ovunque. C’è tanta gente in giro, ma nel pomeriggio riusciamo comunque a visitare la città in lungo e in largo. Sarà però la sera il vero delirio. Un fiume di persone ovunque! Mangiamo qua e là nei diversi stand, passando dal classico würstel a una tipica “frittellona” con aglio, cipolla e yogurt acido. Una delizia. Che, però, ci metterò tutto il giorno seguente a digerire!
Rientriamo in hotel, grazioso e defilato rispetto al centro, quando è ormai buio.
L’ultima giornata è anche la trasferta più lunga del viaggio: 661 chilometri, che percorriamo sotto una pioggia battente.
Alla fine sono 3.553 chilometri in 12 giorni, consumando circa 650 kWh.
Il viaggio è stato perfetto.
Le tappe erano ben calibrate e l’alternanza fra giornate di viaggio e giornate più tranquille si è rivelata molto funzionale.
La Smartona di Cetty si è dimostrata una grande viaggiatrice e viaggiare in elettrico non ha portato a nessuna particolare criticità.
Anzi, la prova è stata ampiamente superata.
E se tanto mi dà tanto…non sarà certo l’ultima vacanza itinerante che faremo con i “bambini”!
Ecco il mio breve videoricordo del viaggio! Se vuoi vederne altri Iscriviti al canale Voltastorie su YouTube oppure visita la Gallery del sito.
Giorno 1 e 2: Hotel Classic, Friburgo
Giorno 3: Premier Inn Frankfurt City Centre
Giorno 4: Premier Inn Hanover City Centre
Giorno 5: House Living Billund
Giorno 6: Legoland Pirat Inn
Giorno 7 e 8: DanHostel Copenaghen
Giorno 9 e 10: Garner Hotel Berlin - Mitte by IHG
Giorno 11: Altsadhotel Molitor, Bamberg
Note sui pernottamenti: sono anni ormai che viaggio utilizzando Booking.com. Le recensioni e le informazioni fornite risultano sempre accurate e puntuali e non ho mai avuto "sorprese" se non in positivo. Se mi pagassero per raccomandarmo non saprei dire di più!
Tutti gli hotel selezionati sono risultati in linea con le aspettative. Dovessi rifare il viaggio probabilmente eviterei il trasbordo da House Living Billund al Pirat Inn perchè non vale la pena pagare di più solo per dormire in un hotel "di Legoland". Tutti gli altri sono promossi a pieni voti!
Da segnalare: a Copenaghen DanHostel è un ostello, non un hotel. Il lato positivo è che è in una posizione fantastica e ha un prezzo accessibile (gli Hotel in generale costano cari a Copenaghen!). Da sapere che ti danno lenzuola e un solo asciugamano e devi farti e disfarti il letto da solo!
House Living Billund invece è un B&B, una intera casa tipicamente Danese, accessoriata di tutto, ma ovviamente non ha nulla di cui mangiare, quindi devi organizzarti!
Il voto più alto in assoluto va al Garner Hotel Berlin. Centralissimo, zona comoda con parcheggio disponibile anche in strada (io ho comunque preferito pagare un parcheggio pubblico chiuso e coperto). Camera enorme con possibilità anche di avere mini appartamento con cucinino, colazione super e reception con un collaboratore italiano che ci ha riempito di informazioni utili.
Troverete le mie recensioni in booking per ciascuno degli hotel scelti.