Le "bufale" sono notizie false o ingannevoli, diffuse come se fossero vere, spesso con l'intento di ingannare, sorprendere, influenzare o attirare attenzione. Molto spesso sono diffuse consapevolmente altre volte per superficialità. Sulle auto elettriche se ne sentono di tutti i colori.
Se è vero che come in tutte le cose ci sono i pro e i contro, credere o sostenere informazioni non vere senza le opportune verifiche ed un confronto civile identifica l'interlocutore come persona in malafede (e quindi è opportuno starci alla larga) o sciocca (e quindi è opportuno lasciar perdere: uno sciocco ti porta sul suo campo di gioco e ti batte con l'esperienza).
E' legittimo non essere d'accordo, è sacrosanto sostenere le proprie tesi, ma il confronto si basa sul rispetto, che troppo spesso viene a mancare.
Con questa doverosa premessa riporto qui sotto la mia esperienza, sia positiva che negativa, nell'uso quotidiano della mobilità elettrica.
✅ Questo pregiudizio nasce dall'abitudine di fare benzina ("il pieno") quando la macchina segna la riserva. In pratica l'abitudine è quella di fermarsi quando la macchina te lo chiede. La carica di un'auto elettrica parte da un presupposto differente: la macchina resta ferma per la maggior parte del tempo, ed è proprio quando TU hai bisogno di fermarti che la puoi mettere in carica. Tu fai quello che vuoi, lei si carica. Da sola. Non devi stare attaccato alla pistola! Con questo tipo di strategia non dovrai mai "aspettare" la ricarica e ti renderai presto conto di quanto sia una scocciatura doversi fermare a fare rifornimento al distributore mentre vai al lavoro o stai rientrando a casa.
🚫Quando scegli la macchina devi considerare il kilometraggio medio che fai giornalmente e verificare che l'auto abbia un'autonomia sufficiente per andare e tornare: in questo modo potrai ricaricare a casa di notte (o al lavoro di giorno) e avrai il massimo dei benefici economici. Se per esempio fai 30 km al giorno (media italiana), pari a 150 km a settimana, sarà sufficiente una ricarica intorno ai 20kW a settimana (a casa ti costa circa 4,00€).
✅ Nella mia esperienza diretta, questo problema semplicemente non esiste. Ad oggi non mi è mai capitato che una compagnia italiana imponesse limitazioni specifiche o effettuasse controlli preventivi sui veicoli elettrici, né in fase di prenotazione né al momento dell’imbarco. Ho viaggiato più volte in traghetto verso la Sicilia partendo da Genova, Salerno e Napoli, oltre alle tratte per Ischia: nessuna difficoltà, nessuna segnalazione, nessun vincolo. Per chi fosse curioso, ho raccontato questi viaggi in modo dettagliato anche in altre pagine del blog.
🚫 Questa “bufala” nasce probabilmente da notizie circolate in passato su alcune compagnie estere (forse in Grecia), che avrebbero introdotto limitazioni legate al livello di carica della batteria al momento dell’imbarco. Anche ammesso che in alcuni contesti sia così, va ricordato che esistono restrizioni ben più diffuse e impattanti per altre tipologie di veicoli, come le auto a GPL, spesso escluse da parcheggi interrati e aree chiuse. In ogni caso, la soluzione è semplice: informarsi al momento dell'acquisto del biglietto e comportarsi di conseguenza, come si farebbe per qualunque altro mezzo.
✅ Esistono numerose testimonianze su YouTube circa l'utilizzo di auto elettriche in condizioni estreme. Io stesso, come racconto QUI, ho inaugurato la macchina nuova di zecca (e non senza timore!) portandola in alta montagna durante una vacanza invernale. Con qualche accorgimento, il "problema" è ben inferiore a quello delle auto Diesel, che in montagna tendono a ghiacciarsi con maggiore facilità: pre-riscaldare l'auto attraverso le funzionalità offerte permette di ridurre i consumi in fase di marcia, oltre a regalare un confort sconosciuto nella maggior parte delle auto "tradizionali" quando entri in macchina.
🚫 E' assolutamente vero che la batteria soffre il freddo: anche se non esiste il rischio di rimanere a piedi, i consumi d'inverno salgono e l'autonomia si riduce di conseguenza, l'ordina di grandezza può variare in funzione delle caratteristiche della macchina (i modelli più recenti soffrono meno) e delle temperature (l'inverno al nord è cosa ben diversa da quello del sud Italia!): fra estate e inverno i consumi possono variare del 15-20%.
✅Durante i miei viaggi non ho mai corso il rischio di rimanere a piedi. Con oltre 70.000 punti di ricarica esistenti a fine 2025 e ancora in forte espansione una soluzione la trovi sempre. La diffusione delle colonnine non è uniforme e sicuramente ci sono zone dell'Italia in cui sono meno presenti di altre, ma la tecnologia è di grande aiuto e ci sono molte app che aiutano a individuare quali colonnine ci sono, se sono funzionanti e disponibili. Lo stesso Google Maps integra questo tipo di informazioni. Trovi alcuni link utili alla voce "risorse" a fondo pagina. Grazie alla tecnologia trovare una soluzione di ricarica e raggiungerla è molto semplice.
🚫Non si può nascondere che esistono problemi importanti nell'infrastruttura di ricarica. Capita che gli stalli siano occupati da auto termiche o da auto elettriche che non stanno caricando. Purtroppo la maleducazione e il menefreghismo imperano e le forze dell'ordine latitano. Il secondo problema (meno diffuso, ma molto grave) sono gli atti di vandalismo compiuti per rubare i cavi che contengono rame, mettendo fuori uso le colonnine rapide. Ultimo ma non ultimo: spesso sono mal segnalate, l'ubicazione sul navigatore non è precisa, ci sono ma non le vedi... la caccia alla colonnina a colte è davvero fastidiosa!
✅In realtà esistono diversi strumenti semplici per attivare una ricarica. Puoi usare app — più o meno intuitive — oppure le RFID card (una sorta di “carte di credito”), molto pratiche e veloci. Sempre più spesso è anche possibile pagare direttamente con carta di credito o bancomat. L’operazione, nella sostanza, è molto simile a un rifornimento self-service: attivi l’erogazione, inserisci la presa, a fine ricarica interrompi e riponi il cavo. Fine. Se poi guidi una Tesla e ricarichi presso un Supercharger, colleghi il cavo e fa tutto da sola: più semplice di così è difficile immaginarlo.
🚫 Le cose si complicano dal punto di vista commerciale: se l’obiettivo diventa trovare sempre il prezzo migliore. A quel punto si apre un mondo in cui è facile perdersi. Il costo della ricarica dipende infatti da una combinazione di tre variabili:
i numerosi operatori di colonnine (Enel X, Plenitude On the Road — che nel tempo ha anche cambiato nome — Free2X, Electrip, Electra, Atlante, Iplanet… e l’elenco potrebbe continuare a lungo);
i diversi circuiti di ricarica, sia proprietari sia “generalisti” come Electroverse, NextCharge o EVDC;
il fattore tempo, perché promozioni, offerte e cambi tariffari sono frequenti: ciò che conviene oggi potrebbe non convenire più domani.
Il risultato è che sulla stessa identica colonnina puoi arrivare a pagare l’energia la metà — o il doppio — semplicemente in base al circuito utilizzato. Una piccola follia. Per orientarsi, per fortuna, esistono strumenti come TariffEV (lo trovi come app smartphone), un servizio gratuito che aiuta a confrontare i prezzi in base alla posizione.
Ricaricare è semplice, complicarsi la vita è una scelta!
Dopo aver provato a gestire una miriade di app e sistemi di pagamento, ho capito che la strategia migliore è semplificare: 2-3 app affidabili e 1-2 card RFID sono sufficienti per ottenere il miglior prezzo disponibile, senza perdere tempo a scaricare, configurare e attivare continuamente nuovi servizi. Per un consiglio su quello che ho scelto io rimando la lettura della pagina dedicata.
✅Una risposta onesta deve partire dalle caratteristiche dell’auto che scegli e, soprattutto, dal tuo stile di guida. Se percorri 600, 800 o addirittura 1.000 km al giorno tutti i giorni, probabilmente l’auto elettrica non è la soluzione più adatta — o quantomeno richiede un compromesso consapevole. In questi casi servono veicoli di fascia medio-alta, con batterie capienti (direi non meno di 70 kWh) e sistemi di ricarica rapidi. Il viaggio va organizzato facendo coincidere le soste di ricarica con momenti di riposo o ristoro, mettendo in conto pause di circa 15–25 minuti ogni 300–350 km.
Per esempio Milano Roma, fatta più volte sia con EQB che con Smart #1 può essere fatta senza problemi con 2 soste e, con una guida accorta, anche con una sola, aggiungendo al tragitto circa 45 minuti.
🚫 Sì, è corretto considerare all’incirca un’ora di sosta ogni 700–800 km di viaggio. Se questa idea ti infastidisce, l’auto elettrica probabilmente non fa per te. Però, a quel punto, niente fermate per il caffè o per una pausa bagno… altrimenti non vale! 😅
Il punto non è negare il tempo delle soste, ma riconoscere che spesso coincidono con pause che, su viaggi lunghi, faremmo comunque, soprattutto se viaggi con la famiglia, ma non siamo abituati a chiamare "ricariche".
✅ Guidare un’auto elettrica, come tutte le cose nuove, si impara. Esistono corsi dedicati — così come esistono corsi di guida sicura per qualsiasi tipo di veicolo — e online si trovano moltissimi tutorial chiari e ben fatti. L’elettrica predilige una guida fluida, basata sull’anticipazione di frenate e accelerazioni, ma non richiede abilità “speciali”. Sono comportamenti che si acquisiscono in modo naturale, spesso nel giro di poche settimane o, al massimo, di qualche mese. Il vantaggio di questo nuovo stile di guida è meno stress, più attenzione alla strada e meno rischi di incidenti.
🚫 Salendo per la prima volta su un’auto elettrica, basta affondare il pedale dell’acceleratore per restare colpiti dall’immediatezza della risposta. E' come una guida con cambio automatico portata all'ennesima potenza. Proprio per questo, però, una guida nervosa — fatta di accelerate brusche e frenate continue — fa salire rapidamente i consumi. Anche la frenata gioca un ruolo fondamentale: imparare a sfruttare la frenata rigenerativa, paragonabile a un “freno motore” nelle auto tradizionali, permette di recuperare energia e ridurre sensibilmente i consumi. È un piccolo cambio di abitudine che fa una grande differenza e permette di migliorare notevolmente l'esperienza di guida.
✅ Si parla spesso del prezzo elevato delle auto elettriche, ma il tema va affrontato con un po’ più di profondità. Il mercato sta cambiando rapidamente: l’arrivo di nuovi competitor, in particolare asiatici, sta spingendo i prezzi verso il basso, mentre lo scetticismo diffuso fa sì che molti concessionari abbiano veicoli invenduti proposti con sconti molto interessanti. La mia esperienza personale lo conferma: ho pagato una EQB la metà di una GLB, a parità di allestimento, e ho acquistato una Smart #1 con uno sconto superiore agli incentivi (che in quel periodo nemmeno erano disponibili), semplicemente perché era ferma in esposizione da oltre un anno. Inoltre, iniziano a comparire offerte davvero interessanti anche sull’usato, con bassi chilometraggi. E soprattutto, oltre al prezzo d’acquisto, vanno considerati i costi di gestione, che sull’elettrico sono generalmente molto più bassi (la mia esperienza in due anni non vale, non ho speso nulla grazie ai pacchetti assistenza inclusi nell'acquisto). Ne deriva che il costo totale di possesso, conti alla mano è complessivamente più basso di un'auto termica tradizionale. I miei conti relativi al primo anno in elettrico li trovi a questo link.
🚫 C’è però un aspetto da non sottovalutare: la tecnologia evolve rapidamente. Acquistare oggi un’auto elettrica significa esporsi al rischio di una svalutazione più veloce, dovuta all’arrivo di nuovi modelli con autonomie e prestazioni sempre migliori. Per questo, in molti casi può essere più prudente valutare formule come il leasing oppure mettere in conto di tenere l’auto abbastanza a lungo da ammortizzare serenamente il costo iniziale.
L'errore comune è basare i propri ragionamenti solo sui prezzi di listino: guardandosi intorno con attenzione, le opportunità non mancano.
✅ Su questo tema esistono numerosi studi che mostrano come, considerando l’intero ciclo di vita del veicolo, l’auto elettrica offra un vantaggio ambientale rispetto a quella tradizionale. Il beneficio più immediato e tangibile è lo spostamento delle emissioni fuori dai centri urbani e dalle aree più sensibili. In territori come la Pianura Padana — tra le zone con l’aria più inquinata d’Europa — questo aspetto non è affatto secondario. Sapere di aver risparmiato 4.363 kg di CO₂ in due anni, preso singolarmente, può sembrare poco, ma resta un dato concreto che dà comunque soddisfazione.
🚫Allo stesso tempo, è corretto affrontare anche l’altro lato della medaglia. Si parla molto di terre rare, di estrazione di minerali e dello sfruttamento di territori e popolazioni, temi che non riguardano solo le auto elettriche ma più in generale tutto il mondo dell’elettronica di consumo, dagli smartphone in poi. Non ci sono soluzioni “pulite” in senso assoluto: ovunque intervenga, l’uomo lascia un’impronta, spesso distruttiva. Ignorarlo sarebbe ingenuo: ridurre l'impatto non significa azzerarlo. Va aggiunto che tutto il settore è in evoluzione e il riciclo delle batterie è già una realtà e sarà sempre più efficace.
L’auto elettrica non salverà il pianeta da sola, ma rappresenta comunque un passo avanti concreto rispetto allo scenario attuale. Un approccio realistico, credibile e per questo efficace.
✅ Ho sempre viaggiato, e ho viaggiato tanto. Per anni l’ho fatto in moto, attraversando l’Europa in lungo e in largo — non solo quella “facile”: Scandinavia fino a Capo Nord (per ben tre volte), Repubbliche Baltiche, Russia, Ucraina, Polonia, Islanda, Gran Bretagna. Pianificare i viaggi è sempre stato parte integrante dell’esperienza. Dagli anni ’90 a oggi è cambiato tutto: allora si viaggiava senza smartphone, con cartine spiegazzate nella borsa del serbatoio, a tappe, cercando un hotel sul posto, insomma era un’impresa epica. Oggi Internet, smartphone e navigatori rendono tutto enormemente più semplice. Viaggiare in elettrico, in un certo senso, mi ha riportato a quello spirito: un po’ più avventuroso, sì, ma supportato da una tecnologia che rende l’organizzazione molto più efficace e rilassata.
🚫All’inizio, come tutti, soffrirai di “range anxiety”, l’ansia da ricarica. Ti sembrerà una barriera insormontabile, qualcosa che rende il viaggio più complicato del dovuto. Poi però succede qualcosa: impari a conoscere la tua auto, a individuare facilmente le colonnine, a gestire consumi e soste. E un giorno ti ritroverai ad arrivare a casa con il 3% di batteria… senza alcuna paura. È lì che capisci che il limite non era l’auto, ma solo l’abitudine.